Nimorion indossò la solita maschera allungata, raccolse il suo taccuino e si allontanò dal tavolo immerso nell’oscurità. Voci allegre echeggiavano dall’altra parte della stanza. Si girò a guardarle. «Torno presto.» Poi, con un cenno della mano, aprì il portale.
Dall’altra parte il Mare delle Monadi appariva nella sua atmosfera placida. Una distesa di bolle anonime di varie grandezze che si spostavano appena. Poi, d’improvviso, apparve un Anello del colore del bronzo.
Avvicinandosi vide che ospitava piccole costruzioni ed era pieno di Isparaleth equipaggiati con alcuni gingilli tecnologici apparentemente innocui. “Niente di preoccupante”, valutò.
Fissò il portale e lo varcò, atterrando direttamente sul pavimento metallico dell’Anello.
Restò in attesa un attimo, ma non ci fu nessuna reazione. Non lo vedevano, come previsto. Cominciò ad avanzare con cautela.
Gli Isparaleth avevano tutti un corpo felino dai colori improbabili, tipici di quel luogo. Sembravano tutti molto indaffarati.
Lungo l’Anello vide diversi saturatori che avrebbero potuto mandare in crisi la sua mimetizzazione, ma fortunatamente erano spenti. Probabilmente la base non era in stato di allarme, sicura di essere ben nascosta. In effetti anche lui ci aveva messo parecchio tempo a trovarla.
Alla sua sinistra notò una scalinata che scendeva verso un salone che in teoria non doveva esistere, essendo più grande dell’Anello stesso. Nimorion scese affascinato. Lo spazio delle monadi si prestava magnificamente a questi giochi dimensionali, ma la struttura dell’Anello era molto regolare, sembrava progettata in quel modo. Non era qualcosa di naturale. Che questi Isparaleth padroneggiassero la geometria paradossale fino a questo punto? Era quantomeno curioso per dei felini senza memoria.
Arrivato al piano di sotto, capì che era finito all’ingresso degli alloggi e sbuffò. Si aspettava qualcosa di più stimolante di una distesa di letti, divani e armadietti. Uscì nuovamente sull’Anello cercando un altro passaggio. Trovò una scalinata poco più avanti e scese rapido, evitando un felino d’intralcio. Questa volta era arrivato in un magazzino. Gli involucri erano tutti chiusi e sembravano incantati. Un po’ ovunque c’erano veicoli e attrezzature probabilmente utili per la manutenzione della struttura o per costruirne altre. A cosa serviva quella struttura? Doveva continuare a esplorare. Salì nuovamente le scale e avanzò fino ad arrivare a un passaggio che sembrava più interessante. Poteva essere una sorta di officina, ma non conosceva la tecnologia che stava guardando. Prese in mano una strana chiave munita di pulsanti. “Affascinante”. Lasciò andare la chiave e scese le scale, arrivando in un magazzino gigantesco che, almeno teoricamente, era più grande dell’intero Anello e sarebbe dovuto essere sovrapposto agli altri spazi. Chi aveva progettato questo posto ci sapeva fare. Finalmente notò qualcosa di davvero interessante.
In lontananza scorgeva almeno sei strutture piramidali da battaglia. Non sapeva il nome di quelle macchine da guerra, ma ricordava che erano state un vero incubo per Sototh. Passò accanto a numerosi dischi di amplificazione e a un enorme veicolo di trasporto. Vide anche la macchina delle catene con cui era stata costruita Ythia. Questo magazzino desolato era il cuore dei ricordi perduti del Continuum. Forse poteva davvero scoprire qualcosa di utile.
Sentì una voce poco lontana e si avvicinò incuriosito.
«...quindi capisci che è fondamentale non rimanere mai senza energia in tutti e tre i serbatoi.» Un grosso felino bardato con mantello, elmo e maschera parlava a un felino più piccolo e anonimo.
“Mi piace lo stile di questo gigante. L’ho già visto da qualche parte?” pensò e subito la figura si girò verso di lui.
«Mirlo, fai due passi sull’Anello adesso. C’è qualcuno con cui devo fare quattro chiacchiere. Ti raggiungo appena possibile.»
Il felino più piccolo fece un cenno affermativo e poi si allontanò con fare dubbioso.
Nimorion rimase fermo in attesa.
«Allora? Sei venuto fin qua solo per contemplarmi?»
«Tu puoi vedermi?»
«Certamente. Credi forse che non abbia inserito dei sensori adatti alla tua mimetizzazione?»
«Tu mi conosci?»
«Ma certo. Credi forse che possa dimenticarmi di te?»
«Il tuo aspetto, queste macchine... non sarai mica Ado?»
«Sst, ora mi chiamo Zotac. Lo so, il mio aspetto è un po’ cambiato ma sono sempre lo stesso.»
«Scusa se mi sono intrufolato in casa tua. Ho scoperto solo di recente questa favolosa costruzione. Ora ne riconosco lo stile.»
Zotac accennò una risata. «Conosco i tuoi metodi, Nimorion. Cosa ti porta qui? Solo curiosità?»
«Fame di conoscenza. Incombe un futuro incerto e sto cercando una strada... e una persona.»
«Allora sei nel posto sbagliato. Qua c’è solo guerra. Una guerra infinita in cui non ti sei mai schierato, ma ti capisco. Combattiamo tuo padre.»
Nimorion allargò le braccia e ruotò su se stesso.
«Credevo che tutte queste macchine dell’epoca della Giostra fossero ormai perdute da tempo.»
«Credevi male. L’arco è teso e pronto a scoccare.»
«E cosa stai aspettando?»
«Non ti sembra inopportuno chiedermelo?»
Nimorion sbuffò.
«Tanto non sono qui per questo.»
«Posso fare qualcosa per te?»
«Ero solo curioso di esplorare questo posto. Chi lo ha progettato?»
«Sono stato io con la mia squadra.»
«Siete in gamba: è piuttosto difficile da trovare e ha una struttura incredibile. So chi chiamare se avrò bisogno di costruirmi un nuovo alloggio in futuro.»
«Assolutamente. Ma anche se siamo amici, non mi piace che gironzoli da queste parti invisibile ai miei compagni.»
«Ma loro odiano i bipedi, no? Mi farebbero a pezzi se mi vedessero.»
«È vero, non c’è simpatia per gli umani da queste parti, però come mio ospite saresti intoccabile.»
«Ti risparmierò una scena del genere.»
«È sufficiente che mi avvisi, non serve altro. Sai che sei il benvenuto, ma c’è una guerra e ci sono delle regole.»
«Che noia. Va bene, dai, proverò a darti retta, intanto per oggi la mia curiosità è soddisfatta. Continuerò a cercare altrove. Alla prossima, Zotac.»
Svanì in una nuvola di fumo bianco.
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I sorgenti della Notte Inquieta sono fatti soprattutto di testo semplice. Ho scelto TXT e Markdown per vari motivi. In questo articolo racconto perché una scelta così semplice è diventata parte della strategia di conservazione del progetto.
«Nel frattempo, il mondo continua a muoversi.»
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